Il 21 Aprile scorso si è celebrata la Terza Giornata della Salute della Donna, in occasione della quale associazioni e società scientifiche si sono mobilitate con moltissime iniziative sul territorio: screening, eventi informativi e di sensibilizzazione vicino alle donne in ogni parte d’Italia.

Uno dei temi trattati un’occasione di questo evento è quello dei disturbi dell’alimentazione, argomento purtroppo attuale ed in larga diffusione. Vediamo allora come il Ministero della Salute ne approfondisce tutti gli aspetti.

I disturbi dell’alimentazione sono malattie complesse determinate da condizioni di disagio psicologico ed emotivo che portano, chi ne è affetto, a vivere con una ossessiva attenzione alla propria immagine corporea, al proprio peso e a una eccessiva necessità di stabilire un controllo su di esso. Questi disturbi colpiscono con più frequenza le giovani donne e si riscontrano anche tra bambini e pre-adolescenti.

Si distinguono in tre tipi principali:

– Anoressia nervosa
– Bulimia
– Binge eating (disturbo da alimentazione incontrollata)

I primi due, anoressia e bulimia, sono sicuramente i più diffusi.


Anoressia

L’anoressia nervosa è la patologia psichiatrica con la mortalità più elevata. 

Cosa c’è dietro il disturbo: 

– paura di ingrassare anche quando il peso corporeo è al di sotto dei valori considerati nella norma;
– una visione distorta della propria immagine corporea e del proprio peso;
– negazione assoluta di trovarsi in una condizione di pericolo per la propria salute e la propria vita;
– autostima esageratamente dipendente dal peso e dall’immagine corporea.

Come puoi riconoscere una persona affetta da anoressia?
Segni e sintomi che possono essere presenti da soli od in associazione, anche nel lungo termine:

– magrezza estrema con scomparsa dei depositi adiposi e atrofia muscolare;
– cute secca, rugosa, comparsa di lanugine sul volto e sugli arti; riduzione della produzione sebacea e del sudore;
– estremità delle mani e dei piedi bluastre in seguito all’esposizione a freddo;
– capelli opachi, spenti e assottigliati;
– denti con smalto opaco,carie ed erosioni, infiammazioni delle gengive;
– difficoltà di concentrazione e di memorizzazione;
– alterazioni del sonno;
– depressione con possibile ideazione suicidaria e tentativi di suicidio, bassa autostima, sbalzi di umore;
– tendenza a comportamenti ossessivo-compulsivi;
– crampi allo stomaco, ritardato svuotamento gastrico;
– stitichezza, emorroidi;
– disidratazione;
– bradicardia, aritmie, palpitazioni e ipotensione;
– squilibri ormonali;
– amenorrea o irregolarità dei cicli mestruali;
– perdita dell’interesse sessuale;
– osteoporosi e aumentato rischio di fratture;
– problemi di fertilità;
– anemia.

Bulimia

La bulimia si distingue dall’anoressia nervosa principalmente per assunzione ricorrente di quantità eccessiva di cibo.

Cosa c’è dietro il disturbo: 

– paura di ingrassare;
– dipendenza dal cibo;
– consumo di grandi quantità di cibo in brevi intervalli di tempo;
– difficoltà di smettere di mangiare e di controllare la situazione;

Inoltre il senso di colpa provato per le abbuffate può indurre all’assunzione di: 

– farmaci anoressizzanti;
– ormoni tiroidei.

Come puoi riconoscere una persona affetta da bulimia?
Segni e sintomi presenti da soli od in associazione, anche nel lungo termine:

– carie ed erosioni dei denti, smalto opaco;
– infiammazioni delle gengive;
– gastriti acute, reflusso gastro-esofageo;
– disturbi della deglutizione dovuti a danni dell’esofago;
– cicatrici o callosità sul dorso delle dita dovuti al continuo mettersi le dita in gola per provocare il vomito;
– stitichezza e rallentamento del transito intestinale con dipendenza dall’uso dei lassativi;
– disidratazione;
– ritenzione idrica, edemi, gonfiore degli arti inferiori e dell’addome;
– amenorrea o irregolarità dei cicli mestruali.

Come si curano i disturbi del comportamento alimentare? 

Con interventi multidisciplinari ed in adeguati contesti di cura, mirati sia agli aspetti psichiatrici e psicologici, sia a quelli clinici, nutrizionali e socio-ambientali ed appropriati in base all’età e alla tipologia del disturbo. Anche i familiari sono una parte importante del percorso di cura. Occorre anche ricordare che quando si parla di disturbi del comportamento alimentare, la via migliore di cura è la prevenzione. È cioè fondamentale seguire dei programmi per individuare il soggetto a rischio e intervenire dal punto di vista psicoterapeutico in maniera il più possibile tempestiva.

Per ulteriori approfondimenti consulta il sito www.salute.gov.it