I rischi di chi assume farmaci senza il consulto medico

Siamo soliti, chi ci segue lo sa, pubblicare articoli sulla salute sotto tutti i suoi aspetti. Questo mese, invece, abbiamo scelto di sottoporvi l’inchiesta svolta dalla nota testata Altroconsumo che rivela, numeri alla mano, che gli italiani spesso si curano da soli, limitando a volte l’efficacia del farmaco o dando luogo a interazioni pericolose con altri principi attivi o alimenti. Ecco tutto quel che c’è da sapere.

Quando non stiamo bene raccontiamo i nostri sintomi al medico di base (88%), però cerchiamo anche su internet (40%) e facciamo domande al farmacista (33%): ma poi assumiamo gli antibiotici avanzati dei malanni passati senza consultare nessuno (28% negli ultimi 12 mesi). Abbiamo un rapporto contraddittorio con i farmaci: li prendiamo il meno possibile (71%), ma quando li assumiamo, troppo spesso facciamo di testa nostra. A settembre 2017, ad un campione di 2.186 persone (25-84 anni) a cui veniva chiesto quale fosse il rapporto con i farmaci e l’automedicazione, l’81% di esse ha risposto che prende almeno un farmaco al mese.

Le figure delle quali gli intervistati si fidano maggiormente sono i medici specialisti: il 71% del campione ripone in loro un alto livello di fiducia. Riscuotono un pò meno successo i medici di medicina generale (57%) e ancora meno il Servizio Sanitario Nazionale (26%). Il fai da te impazza. Nell’ultimo anno, il 51% ha usato anti-infiammatori rimasti in casa, il 48%ha preso analgesici avanzati da precedenti terapie e il 28% antibiotici trovati nell’armadietto delle medicine.

“La gente tende molto a curarsi da sola anche perché tende a informarsi da sola, attraverso internet” spiega Daniela Zanfi, Responsabile del Servizio di Informazione e Documentazione scientifica delle Farmacie Comunali Riunite di Reggio Emilia. “Le persone arrivano in farmacia già consapevoli di quello che hanno, pretendono prodotti specifici, hanno le loro convinzioni con cui è difficile confrontarsi, magari anche contrapponendo argomentazioni corrette e scientificamente provate. Si sentono tutti medici di se stessi”.


Le interazioni con erbe e alimenti

Succo di pompelmo

Può far diminuire la capacità del corpo di elaborare alcuni farmaci, il che può dar luogo a effetti collaterali dovuti al fatto che quantità di farmaco maggiori restano all’interno dell’organismo.

Alcol

Può potenziare l’effetto sedativo di farmaci come gli antistaminici, ad esempio, ed aumentare il rischio di danno epatico di altri, come il paracetamolo. Sale anche il rischio di danno gastrico legato agli antinfiammatori non steroidei, alla base di molti farmaci da banco. Insomma non è mai una buona idea abbinare il consumo di alcol a quello di farmaci.

Latticini

Latte e formaggi interagiscono con molti principi attivi di farmaci, come ad esempio alcuni antibiotici e antidepressivi. Meglio consultare il proprio medico.

Fibre

Una dieta ad alto contenuto di fibre può diminuire l’efficacia di alcune statine, molecole che abbassano il colesterolo.

Prodotti erboristici

Parecchie sono le possibili interazioni. L’iperico interagisce con antidepressivi e contraccettivi orali. Liquirizia, biancospino e ginseng interagiscono con farmaci attivi sull’apparato cardiovascolare. L’ippocastano non va assunto con farmaci antiacidi e antiulcera. L’artiglio del diavolo interagisce con gli antidiabetici.

Il modo con cui prendiamo un farmaco può incidere sulla sua efficacia

Esiste un modo corretto di assumere i farmaci, ricordiamoci ad esempio che non tutte le pastiglie si possono spezzare o triturare. Il rischio a cui ci si espone è quello di sovradosaggio o sottodosaggio. Alcuni tipi di compresse, poi, non vanno aperte o spezzate per evitare alterazioni nelle fasi di assorbimento da parte del nostro organismo.

Rispettare i tempi

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Spesso l’approssimazione nell’assunzione dei farmaci riguarda i tempi. I farmaci devono essere assunti regolarmente (sempre secondo il parere del medico) per assicurarsi di avere una quantità efficace di sostanza attiva nel corpo in ogni momento. Assumere una dose troppo vicina alla precedente potrebbe portare a livelli molto alti di farmaco in circolo, mentre una pausa troppo lunga potrebbe ridurne l’efficacia. Ecco perché quando il medico raccomanda l’assunzione a orari e cadenze precise, è bene attenersi scrupolosamente.

 

Fonte: Altroconsumo. Se vuoi approfondire ulteriormente vai su https://www.altroconsumo.it